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  • Tenuta Carretta
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Terre da lasciarci il cuore

I signori di Govone e di San Giuliano! I Malabaila! Il vescovo Giacomo di Asti! Giglione figlio di Daniele De Brayda che lascia ai figli Nicolosio e Cristiano le terre in franco allodio! I Visconti, gli onnipresenti Visconti, che regalano al loro alleato Roero le terre di Canale! Come è suggestiva, come è magica la storia dei ricchi, dei vincitori, dei signori dei feudi. Sì, ogni tanto un De Brayda cacciava dal loro castello i Malabaila e Francesco Morozzo vescovo di Asti intrigava con i Visconti, ma alla fine tutto feudalmente si aggiustava, due nobildonne dei De Brayda sposavano due gentiluomini dei Malabaila e sulle terre che oggi formano la Tenuta Carretta tornava la pace aristocratica.

Stemmi, matrimoni d’amore e di interesse, tradimenti e pacificazioni senza che si avverta in essi neppure un lontano odore di letame o di sudore, i contadini delle Langhe e del Roero proprio non ci sono negli archivi dell’età feudale, compaiono i nomi pre-liguri, liguri, romani, longobardi delle serre che si allungano fra il Podio e il Bric Paradiso ma gli uomini annessi non vengono mai nominati, forse contano meno dei cavalli e dei buoi. E allora a un piccolo borghese come me fa piacere che i feudi dei De Brayda e dei Malabaila siano oggi una tenuta della famiglia Miroglio, una famiglia che sta nella umile mitologia cuneese della mia infanzia.

Il negozio Miroglio stava con le sue vetrine proprio all’angolo di piazza Vittorio con via Roma; nei giorni di neve si arrivava, traversata la piazza, al riparo dei portici e nel gelo, nel fumo dei respiri apparivano quelle vetrine che a noi sembravano di una ricchezza e di un lusso quasi orientali: lane e sete e cotoni arrivati chi sa da quale lontana contrada, i manichini metafisici, le pezze di stoffa ripiegate. Chi sa, forse per Natale nostra madre ci avrebbe fatto entrare in quel luogo di luce e di ricchezza.

Ora, a sentire le cronache, i Miroglio sono dei grandi industriali, protagonisti di quel miracolo albese di imprenditori riservati, quasi sconosciuti, certo lontani dagli scandali e dalle tangenti di cui un giorno vieni a sapere che sono fra le cose che contano, che durano della nostra economia. E allora capisci perché quei fabbricanti e venditori di tessuti sentano poi il desiderio di tenere radici nella loro terra, di coltivare vigna e frutti nelle serre che furono dei Malabaila e dei De Brayda, tra il Podio e il Bric Paradiso.

Langa e Roero sono immensi, molto più vasti e quasi infiniti di quanto dicano carte e catasti. Perché ognuna delle loro serre, dei loro bric, dei loro boschi, dei loro vigneti ha una sua peculiarità e un suo misterioso micro clima, le sue memorie di vescovi e di marchesi, di invasori e di difensori, di suoni di campane a festa o a lutto, di odori di vendemmia e di funghi, di cieli azzurrini fino alla barriera bianca delle Alpi.

Terre da lasciarci il cuore.

Giorgio Bocca

La storia

La storia

Il nome Carretta deriva dalla radice car, con significato di pietra. Viene quindi spontaneo l’abbinamento del termine Carretta all’adiacente banco di gesso che affiora a poche decine di metri e che si svolge verso oriente, per circa un chilometro.

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Il territorio

Il territorio

La superficie attuale di circa 70 ettari comprende il complesso della Tenuta Carretta in Piobesi d’Alba, alcuni splendidi vigneti nella zona vocata dei “Cannubi” di Barolo, i “Poderi Tavoleto” in S. Rocco Seno d’Elvio e la “Cascina Bordino” di Treiso.

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Come raggiungerci

Il territorio
Tenuta Carretta

Località Carretta, 2 - 12040 Piobesi d'Alba (CN)
P.iva 01872330046 - t.carretta@tenutacarretta.it

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