Vini, Cantina, Ospitalità

I ritratti di Tenuta Carretta, Paolo Scaiola

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Paolo Scaiola

Paolo Scaiola è il giovane enologo di Tenuta Carretta. Svelto e intraprendente, durante gli studi universitari ha sviluppato una passione per l’enogastromia d’eccellenza (e gli abbinamenti d’autore) lavorando ai tavoli del ristorante Piazza Duomo di Alba, capitanato dal tristellato Enrico Crippa.

Una carriera cosmopolita, la sua. Dopo la laurea in Enologia, Scaiola è stato in California, e poi in Australia Occidentale: «La zona più fresca del Paese», precisa, «dove è in atto una profonda rivoluzione vitivinicola».

Paolo, la tua esperienza internazionale è curiosa. Ci racconti quali sono le principali differenze con la vitivinicoltura italiana?

In Italia il vino è un fatto culturale, che vanta secoli di esperienza. In paesi come Usa e Australia, invece, è qualcosa di relativamente recente. Sono mondi in continua evoluzione, liberi da pregiudizi, in cui si può sperimentare senza sosta. La mancanza di una storia enoica, però, viene compensata da un’incredibile passione tecnico-scientifica. Gli italiani vivono il proprio territorio attraverso un naturale intuito e una propensione all’eleganza. Loro, al contrario, cercano di quantificare ogni aspetto della vigna e della cantina attraverso studi e ricerche. Secondo loro, noi siamo i poeti del vino, loro gli scienziati.

Quando hai cominciato a lavorare per Tenuta Carretta, qual è la cosa che ti ha più colpito?

Mi sono detto: «Eccomi tornato a casa». Ho percepito immediatamente un senso di appartenenza. Tenuta Carretta ha una visione della filiera vitivinicola ampia e articolata. Il vino è al centro di un contesto che comprende l’ospitalità, la ristorazione, il trekking fra i vigneti. È una “costellazione di eleganza” tutta da esplorare. Più che una cantina, la considero un vero e proprio Château. È un luogo dove il vino non è solo una bevanda, ma un’esperienza, un pezzo di vita e di storia da godersi con tutti i sensi.

Dal tuo punto di vista, quali sono le scelte enologiche che contraddistinguono Tenuta Carretta?

È un’azienda davvero dinamica. Ha i piedi ben radicati nella tradizione, ma è costantemente attraversata da una positiva tensione all’innovazione. Ci sono i vini classici a base nebbiolo, come il Barolo, il Barbaresco, il Roero, il Nebbiolo d’Alba: i grandi rossi dell’Albese. Ma anche quelli da vitigni meno conosciuti, come il Roero Arneis (il cui prestigio sta crescendo anche grazie a etichette come il nostro Cayega) e la Favorita. E poi i classici Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba e – ormai può essere considerato tale – Langhe Nebbiolo. A queste referenze, negli ultimi anni, si è aggiunto l’Alta Langa, il Metodo Classico la cui storia riassume bene il senso di sfida che anima la nostra cantina.

In che senso?

Quando è stato deciso di produrre Airali, l’Alta Langa della Tenuta, abbiamo fatto scelte controcorrente. La posizione del vigneto, ad esempio, è a Cissone, una terra “franca” per la viticoltura, a quasi 650 metri di altitudine, esposizione a nord, terreni marnoso-argillosi ricchi di pietra di Langa e un microclima decisamente fresco. Tutti ci dicevano: «ma non potete acquistare vigneti più in basso, in zone più calde e facilmente gestibili?». Eppure, i fatti ci hanno dato ragione. Le caratteristiche “estreme” di Cissone, la presenza di argilla e pietre, nonché il progressivo innalzamento delle temperature a causa del riscaldamento globale, hanno confermato la vocazione dell’area al pinot nero e allo chardonnay, che qui acquistano ottima struttura e grande finezza. Non solo. Il “terroir” di Cissone si è dimostrato perfetto anche per il riesling renano, l’ultima grande sfida di Tenuta Carretta: un vitigno che promette sorprese e che darà enormi soddisfazioni.

Vista la tua passione per la cucina, ci suggerisci un vino di Tenuta Carretta e un piatto?

Scelgo un abbinamento che coniuga due classici di spessore. Da una parte, il Canorei Roero Arneis Riserva Docg, vera icona di come l’Arneis può affinare con eleganza. Dall’altra, il “cavallo di battaglia” dello chef stellato Flavio Costa (il cui ristorante, il 21.9, è ospitato nella corte di Tenuta Carretta n.d.r.): crema di zucchine trombetta con seppie nel loro nero e scorza di limone candito. Un’apoteosi.

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