Ospitalità, Vini, Cantina

I ritratti di Tenuta Carretta: Enzo Agresta

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Enzo Agresta è l’export manager di Tenuta Carretta. Classe ’72, è originario di Pollica, nel Cilento, piccolo comune non lontano da Pioppi, celebre per essere stato il paese oggetto degli studi di Ancel Keys sulla dieta mediterranea e i suoi effetti di lunga vita. Un retaggio di italianità e di passione per le cose buone che oggi Enzo porta in giro per il mondo attraverso i vini di Tenuta Carretta, di cui è responsabile commerciale per i mercati esteri.

Enzo, come sei giunto dal Cilento al Roero?

Dopo gli studi in Scienze Politiche a Salerno, ho proseguito la mia formazione nel mondo della vendita e del marketing a Londra. Rientrato in Italia, ho iniziato a lavorare nel settore del Food & Beverage con un distributore campano. È così che mi sono innamorato del vino e, pian piano, ho cercato di avvicinarmi al Piemonte, che per me ha sempre rappresentato il massimo della qualità enologica unita all’eleganza. E questo non lo dico da produttore (sarei di parte) ma da ospite, il che lo rende un complimento molto più sincero! Nel 2014 ho avuto l’opportunità di collaborare con Tenuta Carretta e di occuparmi dei mercati esteri: una sfida che mi ha subito intrigato e coinvolto, e così ho dato inizio a questo nuovo percorso professionale.

Come viene percepita Tenuta Carretta all’estero?

Con una presenza in circa 30 paesi, Tenuta Carretta è un world wine brand con salde radici nelle Langhe e nel Roero. Le nostre etichette sono leader in alcuni mercati e rappresentano un punto di riferimento per il settore della ristorazione. Tenuta Carretta è storia, famiglia, vigneti di proprietà, vini di qualità e, soprattutto, una cantina che esprime tutte le sfumature del suo territorio.

Quindi non si parla solo più di Barolo?

Il Barolo esiste, eccome. È ancora l’ambasciatore del Piemonte e rappresenta uno dei nostri vini di punta. Ma Langhe e Roero, come vini a denominazione e aree di eccellenza vitivinicola, stanno crescendo moltissimo. Noto che, soprattutto dove la cultura del vino è più sviluppata, operatori e forze vendita cercano “la differenza”, qualcosa di nuovo che valga la pena di divulgare alla loro clientela. Con i nostri Cayega Roero Arneis e Bric Paradiso Roero Riserva, ma anche con il Langhe rosato Cereja e il Dolcetto d’Alba Il Palazzo, per fare qualche esempio, stiamo dimostrando che quella “differenza” esiste, ed è tanto interessante quanto il Barolo.

Ci stai dicendo che anche il Dolcetto diventerà cool?

I vini quotidiani di Langhe e Roero permettono di raccontare storie di vita vissuta che incantano il consumatore straniero, e non solo lui. Dietro Il Palazzo, ad esempio, c’è l’infanzia di Edoardo Miroglio e la storia della sua famiglia sulle colline di Madonna di Como. L’autenticità è la forza di questi racconti e affascina. La qualità del vino, poi, conquista.

Il successo dei vini piemontesi è una moda?

Le mode esistono e, come tutte, passano. Anche lo stile dei vini di Tenuta Carretta non può prescindere dall’ascolto del mercato. Dalla nostra, però, abbiamo oltre cinque secoli di storia, più di cinquecento anni in cui è stata costruita un’identità che ha radici nel territorio e non passerà mai di moda.

Anche a te dobbiamo chiedere l’impossibile: hai un vino del cuore?

Tre i molti che potrei indicare, scelgo il Bric Paradiso Roero Riserva. Ogni volta che lo stappo penso alla sua storia, al fatto che nel XV secolo esistessero già i vigneti nel punto esatto dove si trovano quelli attuali. Mi provoca un brivido immaginare il susseguirsi delle generazioni che hanno coltivato i vigneti del Bric Paradiso: un lavoro plurisecolare – spesso umile e nascosto – di chi ci ha preceduto e che ha creato le premesse per la qualità che oggi portiamo nel mondo.

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