Vini, Cantina, Ospitalità

Marco Sassano, i ritratti di Tenuta Carretta

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Marco Sassano

Appassionato di arti marziali, disegnatore di fumetti, anatomista. Agente di commercio, sommelier, formatore. Manager, venditore di vino, oggi Direttore Commerciale Italia per Tenuta Carretta. Difficile descrivere Marco Sassano in poche parole, anche perché lui è una di quelle persone la cui passione per ciò che fa – e la curiosità per ciò che può ancora imparare – non è mai doma.

«L’adagio sostiene che “si raccoglie ciò che si semina”», confessa. «Io invece oggi “semino ciò che ho raccolto”, ovvero, ho il dovere di restituire agli altri quello che ho imparato in tanti anni di esperienza: dai caveau dei ristoranti come sommelier alla porta dei ristoratori come venditore; dalla direzione di piccole cantine alla grande distribuzione; fino alla formazione di nuovi venditori e le strategie di marketing per vendere meglio».

Marco, quando ti sei appassionato al vino?

Sono nato nel 1972 a Roma: pessima annata per i vini, grande per le persone (ride ndr). Ho iniziato a lavorare a 14 anni nella ristorazione. Dal ristorante dei miei genitori, a Lavinio, sono passato a La Buvette di Roma. È qui che mi sono innamorato del vino: la mia costante voglia di evolvermi mi ha portato prima a diventare sommelier, poi a lavorare all’Enoteca Costantini, una delle più importanti della capitale. Qui ho conosciuto la mia seconda famiglia, Piero e Rosy Costantini che, qualche anno più tardi, hanno deciso di affidarmi la direzione della loro azienda vitivinicola di Monte Porzio, Villa Simone. È così che dal servizio del vino sono passato a dirigere la produzione e a venderlo!

E come sei giunto in Piemonte?

Con il Frascati facevo numeri interessanti. Ho suscitato l’attenzione di una grande azienda di distribuzione beverage, che mi ha chiamato in Piemonte per formare agenti specializzati sul vino. Dopo il sommelier e il direttore vitivinicolo, ecco la mia terza vita: quella di formatore! Terminate le Olimpiadi di Torino, ho lavorato per Fontanafredda, di cui sono stato responsabile vendite Italia. Da qui – e non senza aver prima diretto la cantina Rivera, in Puglia, aver fatto il responsabile vendite per Balàn e, a tempo perso, creato una famiglia con mia moglie Pamela (ride di nuovo, ndr) – sono infine approdato a Tenuta Carretta.

Di cosa ti occupi esattamente?

Il mio lavoro consiste nella direzione commerciale per l’Italia e nella formazione della rete vendita. Coniugo marketing e formazione per studiare nuove strategie di approccio al mercato. Uno dei compiti che più mi appassiona è trasmettere i valori aziendali attraverso tutta la catena della vendita: dall’azienda agli agenti e, attraverso il trade, fino ai consumatori finali.

La tua vita è stata molto movimentata, come mai hai deciso di fermarti a Tenuta Carretta?

Tenuta Carretta è la mia azienda “ideale”. Rappresenta il Piemonte e il Nebbiolo, che per me è la massima espressione della cultura del vino italiano. In Piemonte, poi, è nata mia figlia Arianna, alla quale sono finalmente riuscito ad avvicinarmi. Ultimo, ma non meno importante, qui lavora il mio capo e mentore, Giovanni Minetti, persona che non solo stimo, ma considero una sorta di “biblioteca vivente” del vino piemontese.

Come state lavorando sul mercato italiano?

La nostra idea è semplice. Vogliamo raccontare Tenuta Carretta per quello che è: un’azienda di medie dimensioni che rappresenta lo standard di riferimento per i vini piemontesi. Non vogliamo cadere nella trappola di parole come «eccellenza», «tradizione» o «innovazione»: tutte queste cose Tenuta Carretta le ha per davvero, basterebbe dire che è stata fondata nel 1467! Se è vero che l’epoca d’oro dei Samurai è quella in cui hanno smesso di combattere, perfezionando il bushido, allora Tenuta Carretta è il «samurai del Piemonte», una cantina che sta lavorando sulla perfezione, che è capace di insegnare la “via” del vino di questa Regione. Un’azienda didattica, un benchmark per il mercato.

Anche a te tocca la domanda più difficile.

Quale?

Devi indicarci un’etichetta che porti nel cuore.

Da grande appassionato di formazione e di Nebbiolo scelgo il Tavoleto Nebbiolo d’Alba Doc. È un vino didattico, una bottiglia che – senza subire particolari lavorazioni o affinamenti – incarna lo spirito stesso del vitigno principe del Piemonte. È nebbiolo nella sua forma più pura, il punto di partenza perfetto.

Marco Sassano

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